martedì 29 maggio 2012

Il diario di Anna Frank

Quando ero piccola mi divertivo a spulciare tra i libri di casa, non ce n'era uno che non valesse la pena sfogliare. O meglio, forse uno c'era... Aveva la copertina color legno con la fotografia di un orologio a pendolo, le pagine ingiallite e mezzo staccate. Non mi attraeva per niente, fino a che ho finito i libri da leggere e sono dovuta passare a quello.
Iniziava con un "Cara Kitty,..."
Sì, era "Il diario di Anna Frank", ma io non lo sapevo.
Non sapevo chi erano Anna, Otto, Margot, né perché si dovessero andare a nascondere in una strana mansarda nel centro di Amsterdam. Ogni pagina letta però diventava una conquista e mi sentivo sempre più vicina a quella quindicenne che lottava per vivere una parvenza di normalità anche in mezzo alla ferocia della guerra.
L'ho letto almeno 15 volte e ogni volta scopro qualcosa di nuovo, un particolare che prima mi sfuggiva e che mi fa battere il cuore un pochino più forte. 
Il cibo razionato, la convivenza forzata con i Van Daan, la perenne paura di essere scoperti diventano la quotidianità e così la vita va avanti giorno dopo giorno, mese dopo mese. Col passare del tempo la situazione peggiora, il mangiare è sempre meno e la paura aumenta, ma insomma, si tira avanti nonostante tutto.
Poi un giorno avviene ciò che tutti sappiamo: le SS scoprono l'inganno della libreria e portano via tutti.
Il diario verrà trovato qualche tempo dopo da Miep, che lo consegnerà a Otto Frank alla fine della guerra. Questi decide di pubblicarlo ma strappando alcune pagine in cui Anna parla in modo accesso della mamma con cui non aveva un buon rapporto. Solo qualche anno fa' è stata pubblicata la versione integrale.



Nessun commento: