sabato 2 giugno 2012

SE QUESTO E' UN UOMO

 

Anche questo come il Diario di Anna Frank è un libro che ho letto decine di volte.
La storia la conosciamo quasi tutti.
Il giovane Primo Levi viene catturato dai nazisti nel 1943 mentre si trovava con un gruppo di partigiani sui monti e spedito (letteralmente) su un treno merci stipato con molte altre persone verso il campo di concentramento di Monowitz. Aveva 24 anni. 
Al suo arrivo l'autore si accorge subito della ferocia degli aguzzini: tutti i deportati vengono mandati in uno stanzone enorme, e sono stanchi, e affamati e assetati, e al centro della camera c'è un rubinetto con sopra un cartello che dice che l'acqua non è potabile. Se questa non è malvagità che cosa è?
Purtroppo tutta la vita del campo è scandita da queste crudeltà gratuite atte a distruggere l'uomo prima dell'animo che nel corpo. Così le persone diventano numeri, sono tutte uguali perché rasate e vestite allo stesso modo, e non riescono quasi più a lottare per la sopravvivenza perché stanche e denutrite. Primo Levi distingue la popolazione del campo in sommersi e salvati, ovvero tra chi secondo lui possiede le caratteristiche per riuscire a sopravvivere anche in questa situazione e chi non ce la farà.

Ho ripreso in mano il libro qualche mese fa per l'ennesima volta e mi sono soffermata sulla figura di Alberto, il migliore amico di Primo che purtroppo non sopravviverà. Lo stesso Primo Levi alla fine non ce l'ha fatta.
Ha provato a vivere una vita normale dopo la fine della guerra, ma credo che certi orrori ti restino negli occhi e nel cuore per sempre, senza darti un attimo di pace, così nel 1987 si gettò dalla tromba delle scale della sua casa di Torino e la fece finita per sempre.
A noi non restano che i suoi libri e le sue parole a testimonianza di ciò che non deve più accadere.

1 commento:

Iveta Stivens ha detto...

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